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Responsabilità del medico nell’atto certificativo non agonistico e RC professionale


Dal 2013 a seguito del Decreto del Ministro della Salute del 24 aprile 2013 e susseguenti leggi e delibere, la richiesta per l’idoneità non agonistica è aumentata in maniera esponenziale (vedi l’articolo del sindacato S.I.M.e.S. “LA BUONA SALUTE PASSA PER UN CERTIFICATO MEDICO SPORTIVO NON ABUSIVO”).

I medici abilitati al rilascio della certificazione non agonistica sono: i MMG, i pediatri di libera scelta (limitati ai propri assistiti); i medici specialisti in medicina dello sport e i medici, anche non specialisti, ma iscritti alla federazione medico sportiva italiana in qualità di soci aggregati.

La stampa riporta che molti medici non in possesso dei requisiti su descritti pratichino la certificazione non agonistica. Risulta ovvio che quest’ultima non risulti valida e ciò può autorizzare in primis lo stesso paziente a chiedere la restituzione della parcella pagata. La responsabilità potrebbe allargarsi, qualora accadesse un evento patologico a carico del praticante, estesa anche nei confronti del responsabile della società sportiva che aveva l’obbligo di accertare la validità del certificato. Il medico non autorizzato alla certificazione non agonistica inoltre non potrà avvalersi della propria copertura assicurativa per la RC professionale.

Alcune indagini dell’Autorità Giudiziaria starebbero controllando se in alcuni casi il certificato venga firmato da un medico che non ha effettuato la visita e che si avvarrebbe della refertazione clinica riportata da altro collega e del referto dell’ECG “debitamente refertato” ovvero non necessariamente validato da un cardiologo. Da ricordare infine che Il medico sportivo risponde verso il paziente per i danni provocati dagli ausiliari di cui si avvalga.( Trib. Varese 18 agosto 2017, n. 755 gu Longobardi ). Risulta pertanto indispensabile che sia soltanto il medico certificatore che debba verificare de visu, in qualità di pubblico ufficiale, l’identità del soggetto e che i dati riportati nella scheda clinica sussistano al momento dell’atto certificativo. (Si veda l’Articolo n.24 del Codice di Deontologia Medica del 2014)

Il medico (specialista o meno) che abilita un giovane alla pratica non agonistica nonostante la patologia rilevata lo precluda è responsabile penalmente e civilmente delle conseguenze del suo certificato. (Si veda: Cassazione penale, sez.V, sentenza n. 10430 del 4/11/1982, sull’accusa di falso ideologico)

Ambedue si trovano qui: https://www.omceoudine.it/system/files/394/original/Boccaccino.pdf

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